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TEATRO SATIRICO


Il teatro di Fabre trae origine dalle sue prime performances solitarie, dove mette in scena il proprio corpo, diventato nel teatro il corpo degli attori. Il suo primo balletto risale al 1987, e la sua prima opera teatrale al 1990. Nello svolgimento dei suoi progetti, Fabre lavora con un gruppo cospicuo di collaboratori, denominati “Troubleyn”, partecipando a molti dei più importanti festival internazionali. Le sue performance teatrali sono concepite come la sintesi complessa di quello che per Fabre rappresenta il teatro nella sua totalità.
Fabre crea un teatro con figure funeste simili a satiri, vitali e trasgressivi, che celebrano l’esistenza carnale e le oscenità della vita. L’artista ci mostra l’istinto e l’irrazionalità che la società ci ha negato, rivelando le inclinazioni più oscure di uomini e donne, trova i limiti e li oltrepassa. Gli attori appaiono quali cerature surreali, in preda a una sorta di follia, che compiono azioni discordanti e frammentarie. Le danze si caricano di elementi ripetitivi, sono eccessive e convulsive, parodiando le posizioni gerarchiche della danza classica. Un’idea della balletto classico che può essere associata a quella di addomesticamento dell’uomo in animale sociale, al quale Fabre contrappone il tumulto dei corpi in eccesso.


SUPERAMENTO DEI LIMITI


I personaggi di Fabre sono, infatti, figure a cui viene sottratta l’individualità a favore di un’anonimità a volte caricaturale: sono ognuno e nessuno. Le loro emozioni non sono celebrali, ma sono emozioni primarie, le quali mostrano che la natura è assolutamente non psicologica, non poetica, non stoica, ma completamente anonima.
Tale fisicità assoluta delle danze e delle performances di Fabre, rivelano dei cavalieri fragili e temporalmente limitati, ma anche rinnovati di una nuova saggezza e potenza, forti di una nuova corporalità animale. Gli attori cercano di raggiungere un nuovo stato di conoscenza, dimostrano le infinite potenzialità dell’individuo. Attraversano l’oscurità per arrivare a una nuova condizione di bellezza. L’esperienza del superamento dei limiti permette ai guerrieri di dar vita alla propria crudeltà personale: cioè vedere il proprio corpo come soggetto e oggetto al tempo stesso, che li fa sentire fisicamente e mentalmente pertinenti, creatori di un’eternità fatta di fragilità e finitezza.

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